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Scritto da francesca in News
Vivo a Roma e mi viene voglia di fare rafting: subito mi metto alla ricerca di un centro nelle vicinanze che pratichi questo tipo di attività, cerco su internet digitando “rafting centro italia”, e mi rendo conto che la ricerca rimanda a un unico sito, quello del centro rafting “Le Marmore”. Inizio a visitarlo e le immagini mi invogliano ancor più: il sito ispira fiducia, la compagnia di navigazione è affiliata alla Federazione Italiana Rafting (F.I.Raft) ed è certificata UNI EN ISO 9001. Trovo il numero e chiamo prenotando per due persone anche se sono da solo, con appuntamento alle ore 15:00 di quello stesso giorno. Non mi resta che trovare una seconda persona. I miei colleghi sono un po’ titubanti, uno poi si lascia convincere e siamo già in macchina: 60 minuti e arriviamo a Terni, alla base nautica di Papigno per l’esattezza. Il centro è molto grande e ben organizzato: appena arrivati ci fanno accomodare ai tavoli per proiettare un filmato informativo, altre 4 persone arrivano mentre noi ci iscriviamo e ci consegnano tutta l’attrezzatura tecnica. Ci cambiamo negli spogliatoi ed appena usciti veniamo accompagnati nella zona lezione dove una guida abilitata ci illustra le nozioni a cui il piccolo gruppo è molto attento. L’euforia del momento si accompagna a una bellissima sensazione: non ho paura, ed ogni cosa, ci hanno detto, si sarebbe svolta in piena sicurezza.
Dopo la lezione saliamo sul furgone diretto al punto di imbarco e finalmente riesco a parlare con la guida a cui chiedo informazioni riguardanti il fiume: quello che navigheremo è il Nera, il maggior affluente del Tevere nel tratto subito a valle della cascata delle Marmore, cosa a cui non avevo dato troppo peso inizialmente.
5 minuti e siamo alla base della cascata più alta d’Europa creata dai romani per poter bonificare la pianura Reatina, 165 metri divisi in tre salti il primo dei quali alto oltre 90 metri. Scesi dal furgone siamo investiti da una nebulosa d’acqua che ci lascia senza fiato, scendiamo alcune scalette che ci conducono al punto di imbarco: l’atmosfera è surreale, la guida ci sistema nel gommone e finalmente riesco a realizzare tutte le cose che ci avevano spiegato nella lezione. Siamo seduti sul gommone io, il mio collega e gli altri quattro ragazzi, pronti a partire, la guida è dietro di noi in contatto via radio con un’altra guida che ci avrebbe seguito nelle rapide più impegnative via terra per assistere noi e il nostro kayak di sicurezza nel caso qualcosa fosse andato storto. Tutto è pronto, non avverto paura e mi sento sicuro.
Finalmente partiamo, la guida ci chiede di sciogliere la corda che tiene il gommone, abbiamo giusto il tempo di eseguire un paio di comandi prima di essere catapultati nella rapida, le sensazioni sono indescrivibili: in 30 secondi la prima rapida è fatta, siamo fermi in una zona di acqua calma ci chiedono se siamo stanchi, la risposta unanime è “no”. Si prosegue e affrontiamo altri passaggi belli ed impegnativi: abbiamo anche il tempo di guardarci intorno e renderci conto di tutto quello che contorna il fiume, tipicamente appenninico, che scorre in un piccolo canyon suggestivo con altezza variabile tra i 5 ed i 10 metri, dove si alternano tratti con pendenza elevata, nei quali non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa ci aspetti (ricordo almeno 5 salti di altezza superione a 2 metri) a momenti di leggera corrente che ci permettono di riprendere fiato.
Quasi un’ora e abbiamo esaurito le rapide, il tempo è volato, la discesa è terminata ed ora siamo tutti un po’ stanchi ma non abbastanza da rifiutare l’invito della guida a nuotare nel fiume. Accettiamo tutti, l’acqua non è affatto fredda e questa prova ulteriore è una gradita sorpresa. Tutto ciò che ci avevano spiegato in teoria diventa reale, la prova si svolge in totale sicurezza, è piacevole e la ripeto per due volte, risaliamo tutti di nuovo a bordo del gommone ed arriviamo allo sbarco, siamo nuovamente alla base rafting.
Incredibile, ancora non riesco a realizzare che bella esperienza ho appena concluso, finiti i convenevoli di fine discesa parlo con la guida spiegandogli cosa mi avesse spinto a fare rafting: mi sorride, si vede che apprezza e percepisce il mio entusiasmo. Già penso di tornare e chiedo quale sia il periodo migliore per la pratica di questa attività: mi risponde che hanno la fortuna di avere acqua tutto l’anno ed è sempre possibile fare rafting negli orari di apertura della cascata.
Torno nello spogliatoio, mi cambio e all’uscita le sorprese non sono ancora finite: il fotografo del centro ci ha ripreso nella rapida più impegnativa di tutto il fiume, la rapida dei 3 salti. Le foto scorrono sui monitor, ovviamente le acquistiamo e dopo aver salutato e ringraziato tutti per la bellissima discesa, con la promessa di tornare, saliamo in macchina e torniamo a Roma.
La mattina seguente, tornato al lavoro, si sparge la voce: i colleghi vogliono vedere il cd con le immagini di noi due tra le rapide e i salti. Passano cinque minuti e in dodici si prenotano per la discesa organizzata nel weekend..
Antonio Di Niccolò
 Centro Rafting "le Marmore"
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 Il gruppo alla Base di Arrone del Centro Canoa e Rafting "le Marmore"
Centro Rafting “le Marmore”, Base di Arrone
20 giugno 2009
Noi del CGSI di Roma (Comitato Giovani Sordi Italiani) abbiamo deciso di organizzare un tipo divertimento “avventuroso”.
Sabato 20 Giugno 2009, in 18 giovani sordi, ci siamo dati appuntamento direttamente alla Cascata delle Marmore, dove, per divertirci in un modo un po’ diverso dal solito, abbiamo organizzato una gita di “rafting” (è una parola inglese che significa ”discesa di un fiume su un gommone inaffondabile”). Anche se il tempo non era tanto bello, c’era qualche nuvolona, abbiamo deciso lo stesso di scendere sulle cascate con rafting. Gli addetti allo staff (=istruttoriche assistono i gareggianti) ci hanno dato le spiegazioni sulle tecniche per meglio guidare il gommone. Tutti gli istruttori sono stati molto simpatici nei nostri confronti e noi li abbiamo ricambiati insegnando loro i segni della nostra LIS tipo: remare, fermare, accelerare sterzare ecc.
Siamo saliti sul pulmino che ci ha accompagnato dove inizia la discesa, e,prima di ogni cosa, ci siamo dovuti buttare in acqua per ambientare i nostri corpi alle acque gelate. Ci siamo tuffati in acqua ed abbiamo iniziato a fare la discesa con 3 gommoni da 6 persone a gruppo, ma il tempo non era tanto bello. Infatti, all’improvviso, ci è arrivata addosso una turbolenza con grossi chicchi di grandine, ma ormai non potevamo più fermarci perchè eravamo in mezzo alle cascate, dovevamo finire la discesa per arrivare al traguardo. Malgrado la fatica ci siamo divertiti pazzamente, perché scendere con rafting è già una faticaccia, ma in piu, con una grandinata, è ancora peggio. Cadeva continuamente pioggia e la zona si iniziava ad allagare come ci fosse un’alluvione. Sempre per colpa della grandine, che ci ha fatto star male perché sembrava prenderci a schiaffi, ci siamo dovuti tenere stretti e ripararci alla meglio cercando di non finire fuori dal gommone. Ci siamo anche chiesti che fine potevano aver fatto le nostre automobili parcheggiate sotto la grandine. Quando siamo arrivati, abbiamo ritrovato le nostre care auto, e, visto che tutto era finito bene e senza danni, abbiamo iniziato a ballare sotto la grandinata ed a ridere come pazzi. Dopo un po’, all’improvviso, è tornato il sole, e abbiamo deciso di fare un bel percorso per vedere la cascata più alta, senza rafting. La giornata è stata veramente divertente ed anche al ristorante, dove ci siamo fermati per cenare, abbiamo continuato a ridere pensando al vero successo della giornata indimenticabile. Mi piace ricordare ancora una volta gli istruttori. Si sono dimostrati simpatici, noi ci siamo divertiti, ed in più è stato bello comunicare con loro con le nostre mani utilizzando la nostra Lingua dei Segni. Anche loro, da noi, hanno imparato qualcosa, e noi siamo riusciti a seguire tutte le istruzioni superando anche il problema della grandinata. Spero proprio che possa esserci un’altra occasione per tornare di nuovo con loro e portare altri giovani da provare questa esperienza veramente molto bella.
Emanuele, CGSI di Roma

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Come noto la sicurezza e l’apprendimento delle relative tecniche di salvamento per un praticante gli sport fluviali è elemento indispensabile che deve crescere di pari passo con la maestria nell’uso della pagaia e l’abilità di percorrere rapide sempre più tecniche ed impegnative..
Ma così come avviene per la sicurezza in altre discipline sportive, e come in generale è regolamentata la sicurezza nel mondo del lavoro, la materia non può essere trattata con improvvisazioni e personalismi.
Le regole, le leggi, affinchè siano efficaci, devono essere condivise nella consapevolezza che diventino davvero uno strumento efficace a vantaggio della collettività e a tutela dei singoli cittadini. Compito questo dello Stato e sancito nella Costituzione.
La creazione di standard di riferimento sulla gestione della sicurezza da condividere a livello internazionale è un obiettivo assai lontano perchè il valore della vita umana non è lo stesso nei vari paesi. Si pensi ad esempio all’assenza totale di regole di tutela dei lavoratori nel Sud del Mondo.
Tuttavia in alcuni settori si sono fatti notevoli passi avanti per sviluppare degli standard di riferimento efficaci cui adeguarsi in modo uniforme nei vari paesi.
Tanto per fare un esempio si pensi allo standard delle tecniche di sostegno delle funzioni vitali e di rianimazione in ambito extraospedaliero. Procedure quali il BLS-D ( Basic Life Support – early Defibrillation) o il PTC (Pre-hospital Trauma Care) , pratici riferimenti da diffondere il più possibile tra il personale sanitario e laico perchè riconosciuti quali strumenti indispensabili per far crescere la sicurezza dei cittadini che subiscono un emergenza cardiologica, un trauma grave o eventi nefasti di altra natura in cui il fattore tempo è talmente cruciale da imporre un coinvolgimento attivo da parte della collettività.
Anche nell’ambito della sicurezza degli sport fluviali sappiamo bene quanto la sicurezza di un gruppo si fonda sulla preparazione atletica e tecnica degli stessi, ma moltissimo sull’affiatamento e possibilità di affidarsi all’altro all’interno del gruppo. Gli incidenti subiti o quelli cui si è assistito, in qualità di soccorritore o di semplice testimone, hanno nella loro drammaticità la potenzialità di far sviluppare competenze ed esperienze che in altro modo non potrebbero mai strutturarsi.
Per questo è importante che vengano registrati e analizzati a posteriori con franchezza e onestà e che determinati scenari vengano poi simulati al fine di sviluppare nuove soluzioni da adottare in futuro in simili condizioni.
Una persona che si assume la responsabilità di condurre un gruppo o anche un singolo canoista in un fiume, o di insegnare l’arte di andare sull’acqua mossa, deve essere cosciente che l’improvvisazione può essere assai pericolosa e che la figura dell’istruttore, maestro o guida che sia, si struttura solo attraverso delle tappe che richiedono tempo, passione, dedizione e senso di responsabilità.
Per la sicurezza fluviale e alluvionale senza ogni ombra di dubbio il paese che più di ogni altro ha investito risorse e sviluppato linee guida e codici di riferimento efficaci sono gli USA. Un paese in cui il cittadino che si mette a disposizione per svolgere un iter formativo serio per diventare soccoritore volontario viene poi riconosciuto dallo Stato e strutturato con pari dignità a fianco dei soccorritori professionisti, i Vigili del Fuoco, seguendo quello che in Nord America, Canada incluso, è lo standard NFPA (National Fire Protection Association) n. 1670 specifico per il soccorso in acqua..
Uno standard che viene assolutamente soddisfatto dai tecnici del soccorso brevettati dalla Rescue 3 International, la più importante organizzazione per soccorso fluviale e alluvionale esistente al Mondo e che negli ultimi vent’anni è riuscita ad espendersi dagli USA in molti altri paesi : Canada, Svizzera, Inghilterra, Zaire, Zimbabwe, Australia, Costa Rica, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia, Nepal, e tra poco diventerà lo standard di riferimento a livello europeo.
Chi ha partecipato nell’ottobre del 2006 a Papigno ( Terni), al Wild Water World e al relativo convegno sulla sicurezza in acqua ha potuto constatare l’esigenza emersa nella discussione di dover far crescre qualcosa di nuovo e più strutturato nel nostro paese anche nell’ottica di investire risorse nel settore del volontariato cui dare poi la giusta dignità e riconoscimento così come già è avvenuto nel settore del soccorso in montagna ma questo in un ottica di condivisone, di sinergia non di competizione.
L’incremento poi di eventi alluvionali negli ultimi anni impongono che questo avvenga presto e bene.
Da qui è nata l’esigenza di espandere in Italia lo standard Rescue 3 International anche al di fuori del settore del soccorso fluviale e questo tramite un aumento del numero degli istruttori disponibili.
Da aprile scorso a Davide Alemanni, istruttore e prestigioso promotore fin dal 1999 dello standard Rescue 3 in Italia, si sono affiancati altri sei nuovi istruttori: Umberto Galli, Giovanni Lancellotti, Vincenzo Minenna, Pietro Geraci, Paolo Formichetti ed il sottoscritto cui è stato affidato l’incario di agente Rescue 3 International per l’Italia.
Il corso di abilitazione per i nuovi istruttori è stato svolto da Walter Bucher, responsabile della Rescue 3 International per il Canada.
La filosofia dei corsi Rescue 3 è quella della semplicità ed efficacia in modo che le tecniche possano essere adattate in diversi contesti ambientali e quindi condivisibili sia da personale professionale che da volontari o semplici praticanti gli sport fluviali.
Il segreto del sistema Rescue 3 è quello di portare i soccorritori a comunicare usando lo stesso linguaggio, gli stessi sistemi di valutazione e di scelta delle priorità.
Esistono diversi tipi di corsi Rescue 3 International:
1-Awareness (Consapevolezza)
Corso destinato a diffondere nelle aree a rischio idrogeologico le conoscenze di base del soccorso in acqua e le norme di autoprotezione. Insegnare a tutti coloro che hanno un ruolo istituzionale nella tutela delle persone a loro affidate e in generale per la sicurezza dei cittadini, (presidi d’istituti scolastici, incaricati per la sicurezza di ospedali e strutture pubbliche, vigli urbani , etc.) su come comportarsi davanti ad uno scenario alluvionale e di soccorso in acqua. Dal riconoscimento dei pericoli alla chiamata di soccorso e la messa in sicurezza delle persone presenti nello scenario. Queste persone esercitano ad almeno tre metri dall’acqua e quindi in una fascia protetta definita appunto “zona fredda”.
Il corso dura un giorno ma viene affiancato ad un’altra giornata nella quale affrontare scenari in cui esercitarsi ad intervenire adeguatamente.
2- Swiftwater Rescue First Responder
Il corso per soccorritori fluviali e alluvionali di primo intervento è un corso operativo di livello base della durata di due giorni e destinato ai Volontari della Protezione Civile e altre organizzazioni di soccorso che provengono da aree a rischio idrogeologico. Personale destinato ad operare come supporto da riva alle manovre effettuate dai tecnici veri e propri che operano invece nell’acqua. I First Responders sono autorizzati ad intervenire nell’area a rischio compresa dalla sponda fino a tre metri sulla riva, in una fascia definta appunto “Tiepida” come potenzialità di rischio.
Il corso per operatori First Responder è da ritenersi propedeutico e utile, ma non indispensabile, per accedere al corso per Tecnici SRT-1.
Nelle due giornate di corso, 16 ore totali tra lavoro in aula ed esercitazioni, vengono insegnate le basi del primo intervento e dell’autoprotezione in ambiente fluviale e alluvionale.
Sono materie del corso le tecniche di stabilizzazione da terra del pericolante in acqua e il ruolo di supporto dei First Responders alle squadre dei tecnici di soccorso.
3- SRT 1 (Swiftwater Rescue Technician 1)
Corso per Tecnici di Soccorso Fluviale e alluvionale.
E’ un corso destinato al personale di soccorso dei corpi dello Stato (VVFF, Polizia Fluviale), ai volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa e altre organizzazioni che si occupano del settore. Altri destinatari i tecnici della Federazione Italiana Rafting, della Federazione Italiana Canoa Kayak, dell’Area Acquaviva UISP, della Federazione Italiana Canoa Turistica e i praticanti il diporto fluviale e il kayak d’alto corso.
E’ un’evoluzione del Corso First Responder ma molto più approfondito proprio perchè trattasi di personale che acquisisce la qualifica di Tecnico ed è preparato ad operare in acqua, in quella che per intensità di rischio è definità “zona calda”..
Delle trenta ore del corso la maggior parte sono esercitazioni pratiche che si svolgono in tre giorni.
Vengono ripresi i concetti illustrati nel corso First Responder in maniera più approfondita, alcuni dei quali sono messi in pratica con una serie di prove e di scenari.
L’acquisizione della certificazione First Responder è consigliato ma non indispensabile per essere ammessi al corso SRT1.
4- SRT-ADVANCED (Swiftwater Rescue Technician Advanced)
Corso Avanzato per Tecnici di Soccorso Fluviale e Alluvionale.
E’ un corso che si svolge in tre giorni più una ricerca da effettuarsi di notte. E’ il proseguimento e l’approfondimento di quelle che sono le materia del corso SRT-1 svolte in scenari complessi e pericolosi tali da formare dei tecnici in grado di soddisfare i severi standard delle squadre speciali di soccorso negli USA del NFPA ( National Fire Protection Association ).
La partecipazione al corso è riservata a personale tecnico già in possesso del brevetto SRT-1.
Il prezzo del corso Rescue 3 International SRT1 è di 250,00 euro + IVA
Particolari condizioni verranno riservate ai tecnici di alcune federazioni e associazioni con cui sono in corso di stipula protocolli d’intesa.
Articolo di Giovanni Dall’Oglio
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