La cascata

La Cascata delle Marmore vista dal Belvedere Inferiore

La Cascata delle Marmore vista dal Belvedere Inferiore

La Cascata delle Marmore non è opera della natura ma è nata artificialmente imponendosi però con tanta prepotenza nello scenario che la circonda tanto da divenirne un elemento inscindibile.

In origine il fiume Velino confluiva naturalmente nel fiume Nera precipitando in più punti lungo il costone di roccia dell’attuale frazione di Marmore.

Ma con il passare dei millenni numerosi depositi di roccia calcarea si andarono a depositare proprio in quest’area costituendo una barriera al normale deflusso

delle acque, specie in periodi di piena, determinando lo straripamento del fiume a monte con conseguente impaludamento di ampie aree della pianura reatina.

Nel 271 a.C. il console Manlio Curio Dentato fu il primo che progettò e fece realizzare un canale in grado di consentire un più ampio deflusso delle acque con conseguente bonifica delle paludi. Tuttavia il canale di Marmore non era sufficiente a contenere tutte le acque durante le piene e i reatini proposero di ampliarlo incontrando l’opposizione dei ternani che temevano inondazioni del loro territorio. Ciò diede luogo, per tutta l’età classica, a lunghi contenziosi che non portarono di fatto a grandi modifiche del Cavo Curiano. Con il passare dei secoli nel canale si ammassarono depositi di calcare alzandone il fondo e riducendone la portata con minaccia di nuove paludi nel reatino. Così nel 1400 Papa Gregorio VII fece realizzare un nuovo canale, il Cavo Reatino, e poi nel 1545 Papa Paolo III il Cavo Paolino; ma entrambe furono inefficienti.

Nel 1600 Papa Clemente VII finalmente risolse il problema approfondendo l’antico Cavo Curiano che funzionò egregiamente anzi troppo, tanto che nei secoli seguenti vennero fatte delle modifiche sui salti della Cascata, ( Arch. Andrea Vici 1787), in modo da rallentare il defluire dell’imponente massa d’acqua che in periodi di piena sbarrava la strada della Valnerina e inondava le terre coltivate dei ternani.

Lo spettacolo dei salti, reso ancora più grandioso dall’ultimo intervento, divenne una delle bellezze italiane che per i giovani europei era d’obbligo ammirare durante il Gran Tour, il viaggio di formazione attraverso l’Europa.

Nel corso dell’Ottocento l’area ternana fu interessata da una massiccia industrializzazione, legata in particolare all’industria del ferro e dell’acciaio: fu quasi invitabile lo sviluppi di progetti di sfruttamento energetico delle acque del sistema Velino-Nera. Vennero così costruiti degli impianti idroelettrici sempre più importanti fino al 1929 quando venne innagurata una delle centrali più importanti d’Italia che utilizzava il Lago di Piediluco come bacino d’invaso a cui affluiva anche gran parte della portata naturale del fiume Nera deviato in prossimità della sorgente tramite il Canale del Medio Nera scavato nelle montagne della Valnerina.

La Cascata delle Marmore

La Cascata delle Marmore

Per oltre 25 anni la Cascata delle Marmore rimase completamente chiusa con conseguenze gravi sull’equilibrio idrogeologico della rupe della Cascata e dell’ecosistema del fiume Nera sottostante. Finalmente nel 1954 tra Provincia di Terni e l’ente gestore degli impianti si concordò un’apertura annuale di 770 ore recentemente ampliata a 1070 ore per venire incontro alle necessità turistiche di Terni facendo tornare in vita questa meraviglia della natura che in tre salti precipita di ben 165 metri.

La visita della Cascata è un’esperienza esaltante specie tramite i sentieri pedonali attrezzati da prima realizzati nel 1997 dal Centro Rafting le Marmore, con fondi del Comune di Terni, e poi notevolmente migliorati dalla Comunità Montana con fondi europei. I sentieri partono dal Belvedere Inferiore e consentono di ammirarla in modo veramente particolare. Recentemente è stato completamente ristrutturato il percorso che unisce il Belvedere Inferiore con il Belvedere Superiore ( della Specola). Durante la salita è d’obbligo la vista della Cascata dal Belvedere degli Innamorati; una terrazza avvolta dalla nube d’acqua della Cascata che si raggiunge attraverso una galleria pedonale scavata nella roccia.

Tramite un bus navetta è poi possibile tornare al parcheggio del Belvedere Inferiore senza dover fare il percorso a ritroso.

Per ulteriori informazioni visitare il sito: www.marmore.it

Il Parco del Nera

I.Il parco fluviale comprende il fiume Nera nel tratto medio-inferiore del suo corso, dal confine con la Provincia di Terni alla confluenza con il Velino alla Cascata delle Marmore.

Il Parco comprende, oltre al fiume per circa 18 km, territori significativi per caratteristiche ambientali, per testimonianze culturali, archeologiche e monumentali.

La popolazione dell’area di gravitazione del Parco e di circa 9.000 abitanti. Il territorio di fondovalle è intensamente utilizzato con colture ortive, frutteti e vigneti, ma la caratteristica della valle è data dagli olivi, i cui impianti salgono fino al limite di coltivabilità.

Elevato è il livello dei servizi e delle strutture ricreative che, oltre alla vicina città di Terni, offrono i tre comuni della valle. Diffuse e di qualità sono le strutture di ristorazione che valorizzano efficacemente i prodotti della zona: le specie ittiche, l’olio d’oliva, i tartufi.

Il territorio del Parco è ricco di testimonianze storiche ed artistiche integrate completamente nell’ambiente. La chiostra dei monti, le gole, le forre perpendicolari alla valle sono di grande fascino e accessibilità, ma la caratterizzazione del Parco è data dall’idrografia: il corso del Nera con i suoi affluenti, la Cascata delle Marmore hanno evidenza tale da caratterizzare l’ambito quale ” Parco delle acque”.

La fertilità della conca di Terni, la ricchezza delle acque, portarono l’uomo già in età arcaica (VIII sec a.C.) a farne sede dei suoi stanziamenti e reperti importanti di tale presenza sono all’interno della stessa città. Nell’area del Parco si trova ancora il Ponte del Toro realizzato in età Augustea e i basolati di Collestatte. Resti della civiltà medievale sono le torri di guardia e i piccoli centri compatti sugli sproni e sui poggi che dominano la valle.

Sulla destra del fiume si trova  Collestatte, antico borgo cinto di mura, e poco oltre Torre Orsina. Risalendo ancora la valle del Nera troviamo: i centri fortificati di Casteldilago e poi di Arrone , suggestivamente posto sulla cima del colle allo sbocco del fosso di Rosicano, ricco di santuari ( San Giovanni e Maria Assunta) e di conventi ( San Francesco); Montefranco, dal lato opposto,  nasce su un  castello del XIII secolo, antico possesso del Duca di Spoleto. Infine Ferentillo  posto su due speroni che chiudono la valle in una gola,  formato dalle borgate di Materella e Precetto, sormontate entrambe da resti di mura e da una rocca.

Nella chiesa di Santo Stefano, a Precetto, si conservano le note “mummie”. Ma Ferentillo, antico possesso abbaziale, è illustrato in particolare dall’Abbazia di San Pietro in Valle, fondata da Faroaldo II, Duca di Spoleto nell’VIII secolo.

Per avere maggiori informazioni sul Parco ed in particolare per suggerimenti su escursioni a piedi visitare il sito: www.parcodelnera.it