Vivo a Roma e mi viene voglia di fare rafting: subito mi metto alla ricerca di un centro nelle vicinanze che pratichi questo tipo di attività, cerco su internet digitando “rafting centro italia”, e mi rendo conto che la ricerca rimanda a un unico sito, quello del centro rafting “Le Marmore”. Inizio a visitarlo e le immagini mi invogliano ancor più: il sito ispira fiducia, la compagnia di navigazione è affiliata alla Federazione Italiana Rafting (F.I.Raft) ed è certificata UNI EN ISO 9001. Trovo il numero e chiamo prenotando per due persone anche se sono da solo, con appuntamento alle ore 15:00 di quello stesso giorno. Non mi resta che trovare una seconda persona. I miei colleghi sono un po’ titubanti, uno poi si lascia convincere e siamo già in macchina: 60 minuti e arriviamo a Terni, alla base nautica di Papigno per l’esattezza. Il centro è molto grande e ben organizzato: appena arrivati ci fanno accomodare ai tavoli per proiettare un filmato informativo, altre 4 persone arrivano mentre noi ci iscriviamo e ci consegnano tutta l’attrezzatura tecnica. Ci cambiamo negli spogliatoi ed appena usciti veniamo accompagnati nella zona lezione dove una guida abilitata ci illustra le nozioni a cui il piccolo gruppo è molto attento. L’euforia del momento si accompagna a una bellissima sensazione: non ho paura, ed ogni cosa, ci hanno detto, si sarebbe svolta in piena sicurezza.

Dopo la lezione saliamo sul furgone diretto al punto di imbarco e finalmente riesco a parlare con la guida a cui chiedo informazioni riguardanti il fiume: quello che navigheremo è il Nera, il maggior affluente del Tevere nel tratto subito a valle della cascata delle Marmore, cosa a cui non avevo dato troppo peso inizialmente.

5 minuti e siamo alla base della cascata più alta d’Europa creata dai romani per poter bonificare la pianura Reatina, 165 metri divisi in tre salti il primo dei quali alto oltre 90 metri. Scesi dal furgone siamo investiti da una nebulosa d’acqua che ci lascia senza fiato, scendiamo alcune scalette che ci conducono al punto di imbarco: l’atmosfera è surreale, la guida ci sistema nel gommone e finalmente riesco a realizzare tutte le cose che ci avevano spiegato nella lezione. Siamo seduti sul gommone io, il mio collega e gli altri quattro ragazzi, pronti a partire, la guida è dietro di noi in contatto via radio con un’altra guida che ci avrebbe seguito nelle rapide più impegnative via terra per assistere noi e il nostro kayak di sicurezza nel caso qualcosa fosse andato storto. Tutto è pronto, non avverto paura e mi sento sicuro.

Finalmente partiamo, la guida ci chiede di sciogliere la corda che tiene il gommone, abbiamo giusto il tempo di eseguire un paio di comandi prima di essere catapultati nella rapida, le sensazioni sono indescrivibili: in 30 secondi la prima rapida è fatta, siamo fermi in una zona di acqua calma ci chiedono se siamo stanchi, la risposta unanime è “no”. Si prosegue e affrontiamo altri passaggi belli ed impegnativi: abbiamo anche il tempo di guardarci intorno e renderci conto di tutto quello che contorna il fiume, tipicamente appenninico, che scorre in un piccolo canyon suggestivo con altezza variabile tra i 5 ed i 10 metri, dove si alternano tratti con pendenza elevata, nei quali non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa ci aspetti (ricordo almeno 5 salti di altezza superione a 2 metri) a momenti di leggera corrente che ci permettono di riprendere fiato.

Quasi un’ora e abbiamo esaurito le rapide, il tempo è volato, la discesa è terminata ed ora siamo tutti un po’ stanchi ma non abbastanza da rifiutare l’invito della guida a nuotare nel fiume. Accettiamo tutti, l’acqua non è affatto fredda e questa prova ulteriore è una gradita sorpresa. Tutto ciò che ci avevano spiegato in teoria diventa reale, la prova si svolge in totale sicurezza, è piacevole e la ripeto per due volte, risaliamo tutti di nuovo a bordo del gommone ed arriviamo allo sbarco, siamo nuovamente alla base rafting.

Incredibile, ancora non riesco a realizzare che bella esperienza ho appena concluso, finiti i convenevoli di fine discesa parlo con la guida spiegandogli cosa mi avesse spinto a fare rafting: mi sorride, si vede che apprezza e percepisce il mio entusiasmo. Già penso di tornare e chiedo quale sia il periodo migliore per la pratica di questa attività: mi risponde che hanno la fortuna di avere acqua tutto l’anno ed è sempre possibile fare rafting negli orari di apertura della cascata.

Torno nello spogliatoio, mi cambio e all’uscita le sorprese non sono ancora finite: il fotografo del centro ci ha ripreso nella rapida più impegnativa di tutto il fiume, la rapida dei 3 salti. Le foto scorrono sui monitor, ovviamente le acquistiamo e dopo aver salutato e ringraziato tutti per la bellissima discesa, con la promessa di tornare, saliamo in macchina e torniamo a Roma.

La mattina seguente, tornato al lavoro, si sparge la voce: i colleghi vogliono vedere il cd con le immagini di noi due tra le rapide e i salti. Passano cinque minuti e in dodici si prenotano per la discesa organizzata nel weekend..

Antonio Di Niccolò

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